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Resilienze aderisce a “Raccontiamola giusta”

10 Mar 15
dariopulcini
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Resilienze.

Chi siamo e cosa vogliamo fare, anzi, cosa stiamo facendo.
Il tutto è nato da conferenze che facevamo sulla moneta. Si parla tanto di macroeconomia, ma pochi sanno cos’è la moneta.
E come se si parlasse di algebra senza sapere cosa sono i numeri. E volevamo colmare questo clamoroso deficit cognitivo.
Sopratutto eliminare l’equivoco che vede la moneta intesa come ricchezza, invece è un simbolo, un numeratore, un cick sul computer.
Provate a mangiare un click, o a bere un click, o a vestirvi con un click, e saprete tutto sulla differenza tra un simbolo e un bene reale.
Provate a attraversare il deserto senza acqua ma con la carta Oro in tasca e la differenza tra questi due concetti si imporrà drammaticamente.
A queste conferenze è venuto una volta Marco Tau.
Ci ha spiegato cos’è la permacultura, e sopratutto quali sono i suoi assunti basici.
Di colpo abbiamo visto tutto chiaro:
Abbiamo capito che le multinazionali, tutte, indipendentemente dal mercato in cui operano, perseguono la penuria.
Noi parlavamo di quelle del denaro, ma le altre fanno le stesse cose.
La cargill si impossessa del monopolio dei cereali e poi persegue la penuria di cibo.
Come la Nestlè.
Idem la Monsanto con la Biodiversità.
La Shell con l’energia.
La lockeed con la pace.
BigPharma con la salute.
Carrefour con la filieri corta e i piccoli produttori. Ecc.ecc.
Tutte perseguono la nostra penuria di un bene specifico, ottenendo la nostra dipendenza da loro, sempre più ferrea.
Abbiamo capito in un colpo che la divulgazione, su cui eravamo completamente centrati, si scontra con nemici troppo potenti.
Non bisogna parlare o scrivere o, quantomeno, non solo quello.
Bisogna fare. Ma fare cosa?
La stragrande maggioranza della gente si muoverà solo se vedrà FATTO, realizzato, un sistema che renda osboleto quello vigente.
Noi parrtiamo dall’assunto che se altri posseggono quello che ci serve, posseggono NOI.
Resilienze vuole riportare il territorio a prodursi quello che gli serve.
Siamo partiti dal cibo: abbiamo cinque serre/semenzaio, e dieci terreni. Potremmo ottenerne di più, ma le nostre forze per ora son queste, non di più.
Produrremo cibo in quantità. Per noi, per il territorio, per i vicini, per chi ha bisogno.
Produrremo crediti. Chi non ha euro potrà fornirà prestazioni, tempo, competenze: avrà crediti che verranno accettati da noi, e dalla rete che stiamo creando.
Chi proprio non ha nulla, verrà servito lo stesso.
Tra dieci giorni facciamo fare un orto dai bambini della scuola di Valle Martella.
Faremo a breve un orto per disabili.
Il sistema dei crediti è già pronto.
Stiamo organizzando un sistema informatico che preveda l’esclusione di tutti le grandi multinazionali dei software e degli spioni.
Faremo il grano, il molino lo stiam facendo: faremo la farina e il pane.
Questa è Resilienze.
Non diventeremo mai grandi, ma dobbiamo diventare tanti.
La rivoluzione è questa quì.
Basta chiacchiere.
http://www.resilienze.info